MARIO, NELLA CITTA’ DEI SANTI “VICINI”.

Anni fa, in un Natale ormai lontano, scrissi a Lucia Borzaga per avere un po’ di copie del Diario di un Uomo Felice – allora introvabile – per farne dono ai seminaristi della Comunità Propedeutica ( Seminario Minore) della Diocesi di Torino. Lucia, come al solito, fu efficientissima e precisa, e quei ragazzi ebbero in dono, uno per ciascuno, una copia di quel libro , di un autore… per loro sconosciuto. Fu così che da allora, a Torino esiste un piccolo gruppo di “giovani” preti  amici di Mario. Nel corso della ultima Ostensione della Sindone, al campo organizzato per i pellegrini giovani, in una “galleria” di immagini di figure di ragazzi proposte alla attenzione loro, il Borzaghino era presente. E il 30 aprile del 2017, a Trento, per la Messa Solenne di ringraziamento per la beatificazione di Mario, c’era un gruppo di seminaristi torinesi.

Ha quindi un senso tutto speciale che la presentazione di questo librino nuovo su Mario Borzaga avvenga proprio al Seminario ( Maggiore, questa volta) di Torino. E la poniamo volentieri sotto lo sguardo amichevole di Cottolengo, don Bosco, don Murialdo, don Allamano, don Cafasso, don Orione, Piergiorgio Frassati e molti altri.Tutta gente fatta della pasta di Mario: spiccia, senza tante storie, fattiva, concreta, missionaria in tutti  i campi, pronta a spendersi senza l’ombra della più piccola economia.

Una gran bella combriccola.

INVITO13GIUGNO-1

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UN DONO PREZIOSO ANCHE PER LA TERRA CANAVESANA.

Domenica scorsa, mentre risuonava l’invito a «rallegrarci sempre nel Signore» sperimentando la gioia speciale che non scaturisce da noi, dalla felicità delle circostanze o delle situazioni personali, ma dalla vicinanza del Signore, la gioia che nessuno mai può comprendere se non nell’abbraccio di Dio e nella fede con cui ci si consegna a Lui, la nostra diocesi ha celebrato la annuale “Giornata del
Seminario”.
In Cattedrale, nella S. Messa, ci siamo uniti in spirito alla piccola comunità cattolica del Laos – 45mila cattolici su una popolazione di sei milioni, in
larghissima parte buddista – che, nella stessa giornata, viveva in festa la beatificazione dei suoi primi martiri:diciassette tra missionari stranieri e catechisti locali, tutti uccisi tra il 1954 e il 1970 dalle milizie del Pathet
Lao, variante locale della guerriglia comunista. Tra inuovi Beati, cinque gli Oblati di Maria Immacolata e tra questi il p. Mario Borzaga, ucciso nel 1960, all’età
di 27 anni, insieme al catechista Paolo Thoj Xyooj suo compagno nella visita a un villaggio.
Il nuovo Beato – di cui alcuni membri della comunità testimonieranno dopo la sua morte: «Senza di lui non saremmo diventati cristiani» – ha vissuto
nella nostra diocesi i quattro anni della sua preparazione al sacerdozio: a S. Giorgio Canavese, nella casa degli Oblati in cui ancora vive il carissimo
mons. Alessandro Staccioli, missionario anch’egli in Laos e testimone, prima che il regime lo costringesse a lasciare il Paese, delle imprese missionarie anche di p.Mario e delle terribili persecuzioni contro i cristiani.
Nato a Trento il 28 agosto 1932, era entrato nel seminario della sua diocesi, ma, affascinatNato a Trento il 28 agosto 1932, era entrato nel seminario della sua diocesi, ma, affascinato dall’ideale missionario, già nel 1952 aveva scelto l’Istituto degli Oblati: dopo il noviziato, compì gli studi teologici a S. Giorgio Canavese in preparazione all’Ordinazione sacerdotale che ricevette il 29 febbraio 1957; destinato alla missione nel Laos, impegnò tutte le sue fresche energie al servizio
della predicazione del Vangelo e delle opere di carità che sempre hanno accompagnato, lungo la storia della Chiesa, l’annuncio di Cristo Salvatore. Neppure tre anni durò il suo intenso lavoro: il 25 marzo 1960 partì per il servizio dei villaggi circostanti e non vi fece ritorno; il suo corpo è disperso in qualche fossa comune…
L’adolescenza e la prima giovinezza di Mario fu quella di un ragazzo pieno di vita, amante delle montagne, della neve, della luna, del cielo stellato; gli piaceva la musica e il canto, suonava il pianoforte, amava la poesia e la letteratura; curioso, inventore, attento alle cose nuove… La sua crescita spirituale non dovette rinunciare a nulla di tutto ciò: solo si avvertì, con il passare degli
anni, un graduale spostamento di interesse da sé a Dio, a Gesù, all’Eucaristia, a Maria… Nel terzo anno del Liceo, prima di entrare in noviziato, scrisse l’imperativo della sua vita: «O essere santo o rinunciare al sacerdozio»; durante gli Esercizi spirituali del primo anno di Teologia scrisse: «Voglio amare Gesù e Maria in sommo grado. Gesù mi vuole a Sé. Se io lo amo, devo assolutamente preporlo alle creature; viceversa, è uno sgarbo fatto all’amico». Poco prima dell’Ordinazione scriveva alla sorellina Lucia, a cui restò sempre molto legato: «Ti convincerai
sempre più che c’è qualcosa in noi che vale più della vita, di quella che crediamo ci possa rendere felici… Gesù, nel Vangelo, dice: “Chi cerca di salvare la propria vita la perderà, chi la perde la salverà”. Se gradisci una confidenza, ti posso dire che fu questa frase che in gran parte mi determinò a farmi missionario… In quanto al metodo per diventare santi, bisogna innanzitutto volerlo; poi bisogna amare, amare con la “A” maiuscola Gesù e i propri fratelli… Per dimostrare il proprio amore per Gesù bisogna fare momento per momento, tutto il giorno, la sua volontà. Non manca la forza e la grazia nella preghiera, nella Comunione…».
Il diario di questo giovane martire ha pagine che danno la scossa… Ne possiamo leggere ampi stralci nel libro di Fabio Ciardi, Beato Mario Borzaga, martire, ripubblicato dalle Edizioni “Ancora”: consiglio di acquistarlo e di leggerlo…
«Realizzò pienamente l’unità tra il sacrificio di Cristo e il suo» dice mons. Marcello Zago, che lo conobbe. Il 20 settembre 1956 – mancavano pochi mesi all’Ordinazione – Mario scriveva nel suodiario: «Mi risuona stamani appassionatamente la voce di Gesù: “Prendi la croce”. L’accettazione del sacerdozio non è per me che l’accettazione del calice del sangue… Via da me l’idea di un sacerdozio luminoso e giocondo; io voglio prepararmi al sacerdozio del Getsemani… Ogni altro
pensiero deve esulare dal mio sacerdozio…». E il 16 gennaio 1957: «Un’idea mi ha colpito: che bisogna far presto a santificarsi nelle attuali circostanze. Non c’è tempo da perdere: bisogna bruciare le tappe… Nessuna occasione mi deve sfuggire per essere santo al più presto possibile… Voglio formarmi una fede e un amore profondo e granitico… Non c’è più nulla da fare che credere e amare».
E’ questo il giovane che per amore di Cristo non esiterà, pochi anni dopo, a dare la vita!
Noi ringraziamo Dio per aver concesso alla nostra diocesi di averlo per quattro anni sul suo territorio!

† Edoardo Aldo Cerrato

  • Edoardo Aldo Cerrato, Vescovo di Ivrea – 12/12/2016

 

LAOS, IERI E OGGI.

XVI ASSEMBLEA AMICI DI PADRE MARIO

LAOS IERI E OGGI

venerdì 25 maggio 2018 alle ore 16.00

Trento – Sala polifunzionale dell’Oratorio della parrocchia di S. Antonio

Via S. Antonio, 20

Carissimi Amici di p. Mario,

come sapete l’incontro dell’Associazione dello scorso anno non ha avuto luogo perché il 30 aprile abbiamo celebrato qui a Trento la festa di ringraziamento per la Beatificazione di P. Mario e Xyooj che sono stati proclamati Beati, assieme ad altri 15 martiri, a Vientiane nel Laos l’11 dicembre 2016.

Riprendiamo ora la nostra attività consueta e siamo desiderosi di incontrarci.

Sarà un’Assemblea importante in quanto vi chiederemo di approvare alcune modifiche che intendiamo apportare all’attuale Statuto e ci saranno anche le elezioni del nuovo Direttivo. Alleghiamo a questo proposito la delega per chi non potesse essere presente.

Paolo Damosso, autore del libro e del dvd su P. Mario “Romanzo d’amore”, ci metterà al corrente delle varie iniziative che sono in programma per far conoscere sempre più il nostro Beato.

A seguire, una breve visione del “capitolo laoziano” del dvd ci condurrà nel Laos ai tempi di P. Mario e sarà poi compito di Davide e mio di riportarci ai giorni nostri. Davide, pronipote di P. Mario, è infatti rientrato ora da un viaggio durato quasi due anni in Oriente e ci racconterà, aiutato da alcune immagini, la sua impressione su questo travagliato Paese mentre io vi metterò al corrente delle varie attività che vengono portate avanti anche grazie all’aiuto della nostra Associazione.

Vi aspetto tutti con fraterna simpatia e vi ringrazio davvero molto per il vostro interesse per p. Mario e la missione del Laos e per la vostra generosità.

In attesa di ritrovarci sempre numerosi, invio a tutti i più cordiali saluti

Il Presidente

Lucia Borzaga

Il Vice-Presidente

don Renzo Caserotti

 

Mario: vita benedetta del non-violento

“L’esperienza cristiana sta sempre nel cammino, non nell’essere arrivati.
Non-violento è colui che non emette sentenze definitive, ma lascia sempre aperta la possibilità al cambiamento. Lo fa perché ha sperimentato su di sé tolleranza e perdono.
Un bellissimo esempio ci viene da Mario Borzaga.
I suoi diari sono un dono prezioso nel quale cogliamo tutta la dignità dell’essere uomini, capaci di lasciar parlare e di ascoltare la propria coscienza, scrigno di verità. Fino al punto da temere molto più il doverla tradire, piuttosto che perdere la vita stessa. Mario Borzaga nel suo “Diario” parla di sé come uomo felice, pur senza sottrarsi alla possibilità del martirio, considerato quasi un passaggio obbligato. Un contrasto che ha fatto da filo conduttore della sua vita e così sintetizza:

“Dobbiamo vivere lo strano paradosso della Croce insanguinata e della gioia che trabocca dalla Croce. (…) Ho scelto la croce come mia gioia… Dio è gioia perché è amore: è gioia pura il Cristo abbandonato del Calvario”.

Ha agito con incredibile forza, decidendo in prima persona il suo destino, pur dovendo soccombere per volontà di altri. Ha colto la bellezza della vita nell’amore della verità e del suo testimone più alto: Gesù di Nazareth, Figlio di Dio. La verità di un’esistenza che acquista valore nella misura in cui si percepisce come seme gettato nel solco della pace e dell’amore per i più poveri, un seme che non cresce per se stesso, ma germina solo nel terreno altrui.

Vita benedetta.”

  • Lauro Tisi, Arcivescovo di Trento – tratto dalla Lettera alla Comunità ” La Vita è bella”

http://www.diocesitn.it/wp-content/uploads/2017/06/La-vita-%C3%A8-bella.pdf

 

Basta coi lamenti!!!

Il titolo, e l’immagine, del post sono miei.

Il testo, bellissimo,  è quello della Omelia dell’Arcivescovo di Trento.

Lo riporto integralmente:

Omelia s. Messa di Ringraziamento per il Beato Mario Borzaga

(30 aprile 2017 – Cattedrale di Trento)

 

“Lo stato di salute di una persona, di una società, di una comunità ecclesiale è direttamente proporzionale alla presenza dell’esperienza del “grazie”. Il segnale della patologia è, invece, la frequentazione del lamento. Dobbiamo riconoscerlo con molta onestà: in questo momento, esso è diventato addirittura “sistema”. La nostra vita è spesso segnata dal mormorare. I due discepoli di Emmaus sono, in tal senso, la nostra icona. Anche le pagine dell’Antico Testamento denunciano ripetutamente la realtà nefasta del mormorare. Perché questo atteggiamento è tanto grave, oltre che fonte di tanta tristezza? La risposta va cercata, ancora una volta, nelle stanze oscure dell’autoreferenzialità e del narcisismo, dominate dalla paura degli altri e dall’allergia al fidarsi, al dare credito. Quando, guardando fuori di noi, vediamo solo nemici e avversari; quando le colpe sono sempre degli altri oppure tendiamo a diventare paladini di visioni e di cause soggettive, dando ad esse i caratteri dell’assoluto, allora rischiamo di porci fuori dalla realtà, per dirla con l’Apocalisse: “Ti credi vivo in realtà sei morto”. (Ap 3,1) La nostra Chiesa, oggi, ha l’occasione di essere liberata da questo rischio. Mentre rende grazie per la testimonianza di padre Mario, scopre di essere stata grembo fecondo. Generare un Martire non è operazione da poco. Il Martire è garanzia della presenza viva del Risorto e del suo Santo Spirito. Questa salutare provocazione illumina il cammino della nostra Chiesa. Essa non è chiamata tanto a generare operatori pastorali, ma testimoni della Bellezza seducente di Gesù di Nazareth. Ad essa ha continuato a far riferimento per tutta la sua vita il nostro Beato, Cristo è davvero stato il “chiodo fisso” della sua vita, mi si passi il termine, l’ossessione continua della sua ricerca. Per riprendere l’espressione che il Concilio Vaticano II riserva a Maria, altra “stella polare” nella vita di padre Mario, egli “ha peregrinato nella fede”, passando per la notte oscura del dubbio e dello smarrimento. Buio e oscurità non hanno però ucciso in lui il grido drammatico con cui si è consegnato nelle mani del Padre. A Lui ha affidato non un generico desiderio di dono, ma la sua stessa vita. Commovente è constatare che in questa offerta della vita Mario ha portato con sé, come frutto maturo del suo impegno missionario, il catechista Paolo. La sfida per la nostra Chiesa di Trento, in questo momento, è intraprendere, sperando contro ogni speranza, la “santa peregrinazione” che la porti ad avere come solo tesoro il Cristo. Come vescovo, provocato dal Beato Mario, non posso esimermi dal rispondere in prima persona e con tutti voi alla domanda di Gesù: “Voi chi dite che io sia?” (Mt 16,15). Chiediamo di poter rispondere, aiutati dallo Spirito Santo, senza il quale la nostra risposta sarebbe velleitaria: “Tu sei la mia vita”, “Senza di te non posso vivere”, “I tuoi sentimenti, le tue parole, i tuoi gesti, mi fanno vivere.” Se non percepiamo Cristo come la nostra vita, ma semplicemente come un riferimento etico che si risolve in un generico: “impegniamoci per gli altri”, non avremmo futuro, non riusciremo a generare discepoli. Nella vita di p. Mario ha avuto un posto fondamentale l’Eucarestia. Le sue riflessioni trasudano la sua irrefrenabile passione per il gesto Eucaristico, a cui annetteva la capacità di generare il dono di sé. Nel brano di Emmaus il pane spezzato apre i due discepoli alla missione: “Tornarono senza indugio a Gerusalemme”. (Lc. 24,33) Quanto vorrei che l’Eucarestia domenicale tornasse ad essere il centro della vita delle nostre comunità. La Parola e il Pane della vita sono il grande scrigno in cui troviamo la forza per edificare la comunità. Nel dono dell’Eucarestia ci viene regalata la Parola “altra” di Dio, che fa sentire gratificante occupare l’ultimo posto, il farsi servo, frequentare il perdono, donare la vita. E’ Il Pane dell’Eucarestia il farmaco dell’immortalità, che ci fa passare dalla morte alla vita, attraverso l’amore per i fratelli. Infine, vorrei dire grazie ai nostri amici Hmong. Essi danno al nostro giorno di grazie, la gioia di sperimentare la fecondità della Pasqua del Signore “che raduna il suo popolo da un confine all’altro della terra” e ci permettono di constatare che per i discepoli di Cristo non esistono confini. O, meglio, i confini sono cerniere, inizio di libertà, creste dove l’orizzonte è più limpido.”