Quanti e quante Mario.

Padre Mario Borzaga, Oblato di Maria Immacolata- La nostra vita sia una sacrificio d’amore come quella di Gesù, di Maria, cioè una Santa Messa. (27 aprile 1957)

La casa nasconde ma non ruba, dice il proverbio. Evidentemente è vero anche quando la casa è quella di Dio, se, dalle pieghe riposte di un registro, saltano fuori preziosi ricordi come questo: nel Libro d’Onore degli Ospiti del Santuario di Maria Bambina a Milano, Mario lascia un messaggio, ritrovato solo nel mese di febbraio 2017 ( e occorre ringraziare  padre Angelo Pelis che , con pazienza certosina e instancabile, tutto documenta e tutto comunica, quando si tratta di Borzaga).

Così, abbiamo un altro piccolo velo squarciato sull’animo appassionato di Mario che brucia, come in molte pagine del Diario, per il desiderio di fare di se stesso un dono. Ancora una volta confesso che queste sono le parti che mi mettono maggiormente in difficoltà, e davanti alle quali mi sento certamente più lontano e inadeguato,tanto per me è fatica e spavento accostarmi alla idea stessa di sacrificio, fino a  farla diventare la mia stessa vita.

Eppure, il cuore pulsante di Mario sta lì. Ormai ho capito che in lui non c’è ombra di retorica, di enfasi spirituale, di paroloni buttati lì tanto per impressionare e convincere, magari se stesso prima di tutti. Dunque, se uno ben piantato e radicato in terra come lui, si lascia andare frequentemente a questi slanci che prorompono come geyser, è per una urgenza di sentimento, ma più ancora di fede e di passione, che gli ribolle dentro e periodicamente esplode. “Caritas Christi urget nos” era il motto di Giuseppe Benedetto Cottolengo, altro gigante dello stesso Amore che conquista e divora Borzaga. E credo che il paragone ci aiuti a capire di che si tratta.

Il cuore pulsante sta lì. Dunque non posso fare spezzatino tra quello che più mi va comodo e quello che più mi costa fatica. Prendere o lasciare, in blocco. Se prendo Mario a bordo, come ho fatto, lo prendo tutto intero: sacrificio d’amore incluso. Questa storia del sacrificio mi spaventa? Meglio che mi tenga lo spavento e mi dia una sveglia: arriva spedita e diretta dal Vangelo, contenuta in quel ” rinnega te stesso” , senza compromessi, che mi riguarda direttamente. Prima me lo ricordo, e tutti i giorni, e meglio è. Grande via di libertà vera, di realizzazione vera di me, di evasione dalla galera piccina e coccolata del mio egocentrismo soffocante e del mio mai sazio amor proprio: questo è il ” rinnegare se stesso”. In più, fatto non per orgoglio, affermazione di titanica volontà o qualsivoglia ideologia o filosofia o credo: molto più basicamente, fatto ” per amore”.

E questo, anche un caprone come me lo puo’ capire dalla esperienza diretta, partendo alla rovescia: quando amo, naturalmente e ipso facto, senza accorgermene nemmeno e bruciando dalla voglia di farlo, mi sacrifico anche io. Senza tante storie. Dunque, il problema torna sempre ad essere lo stesso: quando io dico credo, amo o no? Quando io dico sono cristiano, amo o no? La domanda che in questi giorni sentirò ancora una volta rivolgere da Gesù risuscitato al desolato Pietro che lo rinnegò tre volte , ma tu, mi ami? risuona su misura anche per me.

Morale della storia. Domenica a Trento, saremo certamente in tanti. Ma la domanda vera e la vera questione saranno : quanti e quante Mario usciranno da quel Duomo?

E tra quelli, ci sarò anche io, o no?

 

 

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