Mario & Diogene.

Cerco di cercare Gesù dappertutto, perché, se trovo Lui o la sua Croce, sono sicuro di amare; se non lo trovo devo dubitare. ( Diario)

Si sa : il sapiente Diogene se ne andava in giro col mitico suo lanternino acceso in pieno giorno, dichiarando solennemente a chi glielo chiedesse che  stava cercando l’uomo. Letta la citazione qui sopra, invece, potrei dire che Mario, senza lanterna alcuna e senza l’ombra di  nessuna solennità , si sia dedicato pure lui a una ricerca, ma dichiarando – all’opposto – di star cercando Altro.

Ora. Due cose non si possono negare in  Borzaga.

La prima è la volontà: precisa, determinata, rocciosa.

La seconda è il realismo disincantato. Specie nell’osservare se stesso.

La sua scrittura è in tensione continua tra questi due poli: la prima senza il secondo si tradurrebbe in velleitarismo tronfio e  gonfiato, il secondo senza la prima aprirebbe la via a un lasciarsi andare alla propria debolezza. Entrambe, interagendo insieme, fanno da vaccino per i due rischi opposti e germogliano in affermazioni a sorpresa come quella riportata: ” Cerco di cercare Gesù” .

Una espressione che dice tutto il desiderio, la voglia di darsi da fare in tutti i modi, di battere ogni via possibile, di non lasciar nulla di intentato. Ma, allo stesso tempo, che esprime anche l’incertezza del risultato che si può ottenere, l’aleatorietà del tentativo, la fragilità delle prospettive di successo. Un raddoppio di verbo che fa da moltiplicatore alla consapevolezza del sapersi poca roba. Mario dimostra così di avere  ben recepito dentro di sé il brano lapidario del Vangelo in cui si dice ” senza di Me non potete nulla“.

La meta è chiara e espressa senza tentennamenti: Gesù dappertutto. Bisognerebbe capire bene quanto sia coinvolgente quell’avverbio. Vuol dire non solo nella preghiera, nella Parola, nel Sacramento. Ma ovunque. Non so se mi spiego.

Ma, a parte questo, è il raggiungerla che si fa complesso: perché , ci fa capire Mario, entro in campo io con la mia azione. Ecco quindi : alla certezza dell’obbiettivo si accompagna un disincantatissimo “cerco di cercare” . Tradotto : faccio il possibile per tentare in tutti i modi di provare a  cercare Gesù Cristo ( sottinteso: senza garanzie di trovarlo).

Il perché di questa ricerca è chiarissimo: o trovo Lui o la sua croce, e allora sono sicuro di amare. O no. E allora devo dubitare. Occhio: quell’aggancio paritario tra Cristo e la sua Croce è rivelatore. Perché Cristo, si sa, io posso trovarlo o non trovarlo. Ma anche “solo ” la sua croce, va bene . Questa affermazione sembra spingere  all’estremo il ragionamento evangelico: chi mi vuol seguire, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Dunque, se io, non vedendolo, mi chiedessi : ma Dove sei Gesù?  ” basterebbe”  che prendessi  su di me una delle croci enormi che incontro sulla mia strada, me la caricassi  addosso e me la portassi :  arriverei  a trovarlo.

In pratica, se incontrerò Gesù o una croce da portare, dice Borzaga  con una sintesi fulminante, sarà stato perché avrò amato per davvero. Se non  incontrassi nessun dei due, non sarà stata sfortuna o sorte, ma il semplice e banale fatto di non avere amato sul serio.

Uomo avvisato , mezzo salvato, dice il proverbio.

Mi sa che valga anche per il lettore del Diario.

 

 

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