Ad ogni sera

Kiukatiam. 16 aprile 1960: Ultima Veglia pasquale. 

“Ad ogni sera della mia vita mi ricorderò di questa notte di veglia ardente per rinascere nel coraggio e nell’Amore”. (Diario)

Come non sentire riecheggiare in queste parole – così borzaghiane nelle premesse senza mezzi termini e appassionate ( “ad ogni sera della mia vita.”… ” la veglia ardente”) – il dialogo evangelico tra Gesù e Nicodemo?

E’ quel ” rinascere “ l’aggancio.

“In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio». 4 Nicodemo gli disse: «Come può un uomo nascere quando è già vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere?» 5 Gesù rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio. 6 Quello che è nato dalla carne, è carne; e quello che è nato dallo Spirito, è spirito. 7 Non ti meravigliare se ti ho detto: “Bisogna che nasciate di nuovo”. 8 Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito».

Mario, a modo suo, connota piu’ precisamente due caratteri dello Spirito nei quali intende “essere ri- generato”: il coraggio e l’Amore.

Potrebbe essere scambiata per una esaltazione  spirituale del momento, questa dichiarazione. Una sparata, tanto solenne, quanto teorica. Ma , ormai lo abbiamo capito, nulla è teorico in Mario.

Il coraggio.Quello che sorprende e commuove nell’intimo chi ha letto le pagine del suo Diario è sapere quanto quel coraggio qui tanto decisamente indicato, sia faticoso da vivere per lui. Si hanno ben presenti i passi in cui vengono descritte le ansie, le paure, i patemi di vario tipo e di diversa intensità che scuotono il suo cuore in tante situazioni. Mario non gioca mai a fare l’eroe senza macchia e senza paura. Tutto il contrario, semmai: annota con scrupolo da cronista e con occhio sanamente critico e realista ogni macchia, comprese le piccolette, e ogni paura. Il coraggio in lui è una conquista quotidiana, tanto piu’ sorprendente, quanto più forte è la sua dimestichezza con il timore e l’inquietudine.Mi viene da pensare alla celebre frase manzoniana messa in bocca a don Abbondio ” il coraggio uno non se lo puo’ dare”... e mi viene da dire che qui si tocca con mano il contrario esatto. Questa cosa  non è teorica manco per me, anzi: mi riguarda direttamente e da vicino. Perché va a intaccare la mia scusa principale, il mio alibi che dovrebbe essere di ferro per giustificare non dico le vigliaccherie e i tradimenti, ma il non mettermi proprio in gioco, stante la mia debolezza caratteriale e spirituale endemica. Tutte storie,devo concludere:  guardando la vicenda di Mario.

L’Amore. Ancora una volta, un richiamo ad amare. Sempre presente, sempre fortissimo, sempre con la A maiuscola, e non solo graficamente. Potrebbe essere sdolcinato, tutto questo insistere, se non sapessimo quanto Mario tiene ben presente   quello che significa per davvero, quell’Amore. Una opzione di vita senza ritorno, indipendentemente dalle fatiche e dagli ostacoli, dai risultati e dalle conseguenze. Che si realizza in un solo modo: dando tutta intera, e giorno dopo giorno, la propria vita. Non in uno slancio velleitario e viziato da protagonismo o mania di grandezza; nemmeno in un desiderio di autodistruzione di sé. Al contrario, un dono di sé che è un continuo rimando al vero dono della Vita: quello che Gesù ha compiuto e continua a compiere fra di noi e per noi tutti. Per questo  giova riprendere  qui il testo dell’incontro con Nicodemo :

14 «E, come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato, 15 affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna. 16 Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. 17 Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 18 Chi crede in lui non è giudicato; chi non crede è già giudicato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. 19 Il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. 20 Perché chiunque fa cose malvagie odia la luce e non viene alla luce, affinché le sue opere non siano scoperte; 21 ma chi mette in pratica la verità viene alla luce, affinché le sue opere siano manifestate, perché sono fatte in Dio».

Morale. La questione del ri-nascere è fondamentale, e Mario, con il suo ” ad ogni sera”, mi mette nero su bianco la necessità di ricordarmene quotidianamente. Altro che “archiviare” la Pasqua, insieme alle uova e alle colombe.

 

 

 

 

 

  •  Grazie a padre Angelo Pelis per il ricordo dell’Ultima Pasqua di Mario

 

 

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