PASQUA! ( Ma come?)

“Cerco di interiorizzarmi e di vivere la mia vita d’amore, o meglio di cogliere le occasioni per amare, perché mi accorgo che si può anche fingere di amare e così illudere se stessi.” (Diario).

Va bene, va bene. E’ Pasqua. Campane a distesa, rinascere a vita nuova, la morte sconfitta. Quante cose straordinarie e bellissime. Dopo i tre giorni della settimana santa, con i loro momenti di meditazione e di commozione, mi sento  perfino in diritto di festeggiare.

“Il solito asino”, commenterebbe Mario, che questa espressione l’ha usata anche per  se stesso. E avrebbe ragione a farlo. Ragione da vendere.
Perché posso anche festeggiare e sentirmi bene e rinvigorito a dire , e sentirmi dire “Buona Pasqua”.

Ma poi, che succede?

Mi prendo buono ancora  il lunedì dell’Angelo, e poi , da martedì, via, si riparte, tutto uguale a prima?

Mario dice bene e mi  da un suggerimento, perchè questo non accada : cerco di interiorizzarmi . Una espressione curiosa, a ben vedere. Io “interiorizzo”, cioè porto alla mia dimensione piu’ profonda, un fatto , una scelta, una situazione. Qui si tratta invece di interiorizzare me stesso: tutto di me, in altre parole. Una strada, manco a dirlo, secca, radicale. Non me ne accorgo, ma in realtà, tutto mi porta fuori da me: le cose da fare, i programmi sempre pieni, le scadenze; ma anche un certo modo di vivere le relazioni con gli altri, compresa quella con la religione e con Dio.

Detto così, il rischio però è che tutto si fermi a un livello generico e indistinto.Quanto di più lontano dalla visuale di Mario. Il quale, difatti, precisa e va nel dettaglio. Interiorizzarmi e vivere la mia vita di amore. Anche questa, una espressione particolare e anomala. Scendere nel profondo, portarcr tutto se stesso, vuol dire questo: ” amare“, non nella modalità sentimentalismo alla Liala, ma nella modalità Nazareno, quella ,concretissima , di vivere l’amore. E vivere vuol dire fatti, gesti, atti, parole, pensieri, decisioni e realizzazioni.Tutto, insomma.

Pure questo, tuttavia,  deve essere risultato poco soddisfacente all’occhio e alla sensibilità allergici alla retorica come quelli di Borzaga. Il quale specifica ulteriormente, scendendo dai piani alti a quelli a livello terra terra: O meglio, cogliere le occasioni di amare. Vita d’amore è bellissimo….ma rischia di restare utopico.Andiamo sul pratico, via: le occasioni di amare che ogni giorno incontro. Quello è il campo giusto, alla portata, da metter nel mirino. A che farci? Perché preoccuparmene? Perché c’è un rischio sottile, che Mario ha individuato con chiarezza. Non basta decidere, scegliere e volere amare; non basta concentrarsi sulle occasioni effettive per farlo, traducendo il principio in pratica; occorre fare attenzione al bluff, alla fuffa, all’ingannone. Mettere in scena la rappresentazione dell’amore, ingannando tutti, a partire da me stesso.

Questa osservazione è quanto mai acuta: specie se accompagnata a quell’altra sull’interiorizzarsi. Puo’ darsi benissimo che uno sposti l’attenzione su se stesso, spaccando il capello in quattro, in quattrocento e in quattromila su ogni piccola cosa accada al proprio interno, facendo un gran parlare di amare, di amare il prossimo, di come farlo, di quando farlo, di perché e percome farlo….e esaurendosi lì. Una finzione, un teatro, uno psicodramma, un one man show in cui si è mattatori istrionici e protagonisti assoluti. Una trappola inutile e pericolosa del solito egone trionfante.

Perché questa frase mi pare una  citazione pasquale perfetta?

Perchè la tomba vuota di Gerusalemme, se ci credo,  butta all’aria e disgrega completamente questa finzione di amare. Pasqua mi frega, senza via di scampo. Mi aspetta la strada degli apostoli. Dal vivere all’ombra del Maestro, seguendolo “alla Pietro” prima maniera, con entusiasmo guascone e pronto al rinnegamento urlato e triplice… all’agire in primo piano, all’uscire dall’ombra, al metterci faccia, vita e, magari, come ha fatto Mario, la stessa pelle. Dal Pietro prima maniera, a quello della spiaggia all’alba, a tu per tu con il Risorto, che ti pianta gli occhi in faccia e  ti chiede senza tante menate : mi ami? mi vuoi bene? Allora, vai e fai come me.

Ecco. E’ arrivata Pasqua e la finzione è pronta per finire su in soffitta.

 

 

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