INTRECCI.

L’avevo già sottolineato giorni fa. E ne ho  avuto subito conferma.

Questo aprile 2017 sembra volerci portare  una  bella shakerata di date, avvenimenti, ricorrenze e parole che si intrecciano fra loro. Buon per noi, senz’altro.

Per esempio. Ieri abbiamo  avuto un primo assaggio del Borzagapensiero , per chi volesse approfittarne come  ispiratore di questo ultimo scorcio di Quaresima… ed ecco che, nello stesso giorno, agenzie e giornali rimbalzano la voce di papa Francesco dall’ Emilia: il quale, sorpresa! ( ma non troppa, se ci si pensa un attimo) riprende da un altro lato , PROPRIO lo stesso tema che Mario ci aveva suggerito.

Che ci ha detto Bergoglio ieri?. Tra molte altre cose, questo:

…ciascuno di noi ha già un piccolo sepolcro, qualche zona un po’ morta dentro il cuore: una ferita, un torto subìto o fatto, un rancore che non dà tregua, un rimorso che torna e ritorna, un peccato che non si riesce a superare. Individuiamo oggi questi nostri piccoli sepolcri che abbiamo dentro e lì invitiamo Gesù […]. Non lasciamoci imprigionare dalla tentazione di rimanere soli e sfiduciati a piangerci addosso per quello che ci succede; non cediamo alla logica inutile e inconcludente della paura, al ripetere rassegnato che va tutto male e niente è più come una volta. Questa è l’atmosfera del sepolcro; il Signore desidera invece aprire la via della vita, quella dell’incontro con Lui, della fiducia in Lui, della risurrezione del cuore, la via dell’“Alzati! Alzati, vieni fuori!”. E’ questo che ci chiede il Signore, e Lui è accanto a noi per farlo.

papaemil

Toh, guarda. Ma è nuovamente di tristezza, che si parla.

Se Mario aveva usato la metafora dei bassifondi, Francesco ricorre a quella dei sepolcri, suggerita dal vangelo del giorno , quello della resurrezione di Lazzaro. Quello che colpisce di più, è l’assonanza nel descrivere la tristezza dell’anima come luogo buio, tetro, vano e risucchiante. Ancor più, l’assonanza nell’indicare, dal profondo stesso di quel luogo la via d’uscita: la “completa felicità” di Mario, la “resurrezione del cuore” di Bergoglio. Due modi per esprimere lo stesso concetto

Tutti e due danno per assodato che in quei luoghi ci si venga a trovare: per condizione umana ed esistenziale,  mi verrebbe da dire.

Il problema NON è il non trovarcisi.

Semmai, il come uscirne.

Ed ecco che  in entrambi, ritroviamo il principio fondamentale della chiamata di Gesù. Mario la chiama , “ la vocazione ad essere felice ”, Francesco papa la esplicita così: “Alzati! Alzati! Vieni fuori!” E’ questo che ci chiede il Signore, e Lui è accanto a noi per farlo.”

Vale la pena ascoltare ancora un attimo Francesco:

…sentiamo allora rivolte a ciascuno di noi le parole di Gesù a Lazzaro: “Vieni fuori!”; vieni fuori dall’ingorgo della tristezza senza speranza; sciogli le bende della paura che ostacolano il cammino; ai lacci delle debolezze e delle inquietudini che ti bloccano, ripeti che Dio scioglie i nodi. Seguendo Gesù impariamo a non annodare le nostre vite attorno ai problemi che si aggrovigliano: sempre ci saranno problemi, sempre, e quando ne risolviamo uno, puntualmente ne arriva un altro. Possiamo però trovare “una nuova stabilità, e questa stabilità è proprio Gesù, questa stabilità si chiama Gesù, che è la risurrezione e la vita: con lui la gioia abita il cuore, la speranza rinasce, il dolore si trasforma in pace, il timore in fiducia, la prova in offerta d’amore. E anche se i pesi non mancheranno, ci sarà sempre la sua mano che risolleva, la sua Parola che incoraggia e dice a tutti noi, a ognuno di noi: “Vieni fuori! Vieni a me!”. Dice a tutti noi: “Non abbiate paura”.

Lazzaro

Dunque, le analogie continuano.

Mario ci aveva indicato con chiarezza la difficoltà della chiamata, e la difficoltà del rispondere ad essa. Bergoglio fa la stessa cosa, quando ci dice:  “sempre ci saranno problemi, sempre; e quando ne risolviamo uno, puntualmente ne arriva un altro.”

Entrambi poi, condiviso il punto di partenza, condividono pienamente anche l’approdo del loro pensiero.

La completa felicità”, ci aveva detto Mario. Papa Francesco ci parla, sulla stessa identica linea, di “una nuova stabilità, e questa stabilità è proprio Gesù, questa stabilità si chiama Gesù, che è la risurrezione e la vita: con lui la gioia abita il cuore, la speranza rinasce, il dolore si trasforma in pace, il timore in fiducia, la prova in offerta d’amore.”

Che prendere a bordo Mario, tra le altre cose, comporti anche imbarcare più o meno direttamente una serie di altri amici dello stesso Amico?

Dato l’inizio, non mi sentirei di escluderlo.

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