A viso aperto.

Quella del martirio è una presenza precoce e persistente in tutta la vicenda spirituale di Mario. Ne ha una doppia, lucida consapevolezza. Come eventualità concreta legata alla missione in terre oggettivamente a rischio; e come sbocco naturale, direi quasi inevitabile, del suo sforzo costante di mettere i piedi nelle orme lasciate dal suo Amico.

Seguire Cristo: nel caso di Borzaga non è un modo di dire, ma una ricetta quotidiana di vita.E lo sappiamo benissimo tutti, dove è finito Cristo. Alla gloria, via calvario. Prendendo la famosa ” sequela” alla lettera, Mario sa da sempre  che non ci possono essere scorciatoie e vie di fuga. Per lui, la strada è tracciata e ha una destinazione precisa. Oltre a questo, salta fuori  una connotazione spirituale ancora più profonda, che unisce la sua storia in modo ancora più intimo e viscerale a quella del suo Signore. Mario ha fortissima la percezione del sacrificio e della offerta di Cristo per tutti: totale e senza tenersi nulla.La celebra , la medita, la vive in ogni Messa: spesso la commenta sul suo Diario. La salvezza non è mai separata, nella sua sensibilità, dalla contemplazione della donazione di sé fino alla morte da parte di Gesù.Ecco che allora, fin da subito, oltre alla consapevolezza del rischio e a quella della meta indicata, c’è anche questo altro aspetto: uno slancio di mente  e di cuore verso il martirio come via per potere unirsi completamente a Cristo, potersi conformare a Cristo Crocifisso per davvero e fino in fondo.

Il martirio, per Mario , è al tempo stesso logica conseguenza da mettere in conto  e dichiarazione bollente di amore. Entrambe considerate con semplicità, franchezza, a viso aperto, senza troppo ricamarci sopra ma anche senza tacersi nulla: proprio come fa un innamorato che sa che le cose sono così, e dunque, né le nasconde né le sviscera più di tanto.

Guardare in faccia , e da gran tempo, l’idea di morire per Gesù.Non con il fanatismo acritico dei kamizaze, quello del gesto di immolazione eroica e titanica, ma tutto il contrario: con il timore e il tremore della sana e umanissima paura, provata senza mai nascondersela; con la valutazione dei pro e dei contro; con il desiderio di consumarsi e di offrirsi unendosi alla consunzione e all’offerta di Cristo: Lui al centro, con la sua salvezza per tutti, non  se stesso con una clamorosa affermazione di coraggio sovrumano. Nessun desiderio di apparire e di essere segno, nel martirio che Mario considera.Piuttosto il desiderio di far parte della croce di Cristo, salvatore di ogni uomo.

I fatti della sua storia e della cronaca ci permettono oggi di dire che questa sua consapevolezza, che non saprei se chiamare intuizione, profezia o sofferente passione (e che è probabilmente stata tutte e tre le cose insieme)ha trovato una realizzazione piena.Mario, insieme al suo  catechista Paolo, è andato incontro al suo martirio nel nascondimento, nel silenzio, nella ferocia e nella incomprensione.

” Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo……”(Isaia 53,12)

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