Semivivo relicto?

Quando riuscirò a far vivere Gesù in me invece di rincantucciarlo «semivivo relicto» nel fondo di un povero cuore e lasciar agire l’uomo, da semplice uomo, con accorgimenti umani e conseguenti errori?

( 14 dicembre 1956 -Diario di un uomo felice”)

Mario talora si spazientisce. Lo fa davanti al suo sentirsi  sempre lo stesso, ai cambiamenti di marcia che gli sembrano non ingranare, alla resistenza passiva- sempre fortissima, come in tutti quanti- che scopre dentro di  sé davanti ad ogni proponimento e programma.In questa stessa frase, poco prima, aveva  affermato :” Mi ero proposto stamane di amare tutto quello che mi circonda come se amassi Gesù, ma forse me ne sono scordato semplicemente.” Carico di amarezza, quel “semplicemente”. Dovuta al fatto  che a fronte di  un proposito alto, fa da contraltare  non una drammatica lotta interiore, ma una “semplice” dimenticanza: grande verità in cui , nel mio infinitesimale, anche io mi ritrovo. Il fatto è che il proponimento, per quanto bello e impegnativo possa essere,   rischia di essere vissuto come ” roba mia”. E quanto più mi coinvolge, tanto più mi ci dedicherò ( fin che dura) con slancio e determinazione. Fissare obbiettivi, darsi scadenze, stabilire linee d’azione: tutto molto bello e giusto….ma roba da semplice uomo, direbbe Mario,  cristianamente destinata al fallimento.

“Senza di Me non potete nulla”, sta scritto. Appunto. E dov’è , in tutto questo agire e pianificare, “Lui”?

La risposta contenuta nella citazione  è urticante. “Lui” è messo in un angolo. Anzi, Mario rincara la dose : l’ho rincantucciato in un angolo. Tradotto: l’ho infilato io in un angolino di me. Rincantucciato: come si fa generalmente con le scope o con quelle cose che uno tiene a tiro, ma senza che stiano troppo in mezzo e troppo tra i piedi.  Occhio:il  termine utilizzato significa che questa non è cosa che succede per caso; richiede una iniziativa mia, questo riporLo fuori vista.In più, Gesù non è uno scopettone, ma una Persona, e una persona  che patisce e soffre.Questo suggerisce Mario utilizzando l’espressione “ semivivo relicto“: letteralmente, lasciato mezzo morto, più morto che vivo.Il suo uso  non è casuale: è quella che viene utilizzata nella parabola del buon Samaritano, laddove si racconta di quell’uomo che scendeva per la via quando venne assalito dai briganti, malmenato, derubato e abbandonato  lungo la strada più morto che vivo.

Così Mario si rappresenta Cristo messo in un canto dentro di séMa la cosa si presenta ricca di implicazioni conseguenti.Questa è la parabola che Gesù racconta per esprimere il concetto fondante di ” prossimo“: di cui viene data  proprio qui una definizione non teorica, ma per dir così operativa. E ribaltata. Non: quelli che mi stanno vicini sono il mio prossimo, quanto io che mi faccio vicino a loro , lo divento.Chi si prende cura del personaggio lasciato mezzo morto è il suo prossimo. Dunque, Mario lascia intendere di avere chiaro lo stesso concetto nel suo rapporto con Cristo.Se la domanda impaziente che si pone è ” Quando riuscirò a far vivere Gesù in me“, la risposta che quel semivivo relicto sottintende è: quando smetterò ogni altra cosa e penserò a  Lui con tutto me stesso. Per usare le parole della parabola,quando lo vedrò  abbandonato nell’angolino,  mi accorgerò di averlo sbattuto là,  e ne avrò pietà; quando mi avvicinerò a lui , ne fascerò le  piaghe, versandovi sopra olio e vino; quando  lo prenderò con me e mi prenderò cura di lui .

Così Mario Borzaga si farà  samaritano del suo Signore, cercato e  scoperto ogni giorno nei villaggi Hmong del Laos.

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