La doppia àncora.

Anche nei giorni piu’ solenni della sua vita religiosa – la professione solenne e l’ordinazione sacerdotale – Mario non corre il rischio di naufragare nelle nebbie di uno spiritualismo entusiasta, ma disincarnato. Se questi sono i momenti in cui maggiormente esprime e  rafforza la presenza fisica e concreta di Cristo nella sua storia, sono anche quelli in cui, immediatamente, questa presenza viene ribaltata, attraverso se stesso, verso tutte le persone a cui Mario si rende conto di essere mandato.

Per quanto forte, personale e radicale, il rapporto con Dio non si esaurisce nel dialogo e nella lode.Nemmeno nella preghiera e nella offerta, che pure di giorno in giorno si fa più precisa e decisa: è l’offerta di tutta quanta la sua vita. Il desiderio di conformarsi a Cristo, talmente appassionato da essere un moto dell’anima prima che una decisione della volontà e della fede, lo porta a manifestare  e  incarnare  Cristo in tutto quel che fa. Essere la sua voce, i suoi gesti, i suoi sguardi. Rendere visibile la sua vicinanza, la sua sollecitudine, la sua trepidazione per chi soffre. Mario esprime varie volte questo concetto fondamentale. Se il confronto quotidiano con Dio, fatto di adorazione  e di colloquio spassionato, lo aggancia in alto, salvandolo dall’essere risucchiato dalle contingenze pressanti di ogni giorno e dalle problematiche individuali sempre presenti come per tutti, il voler essere un piccolo Cristo per i suoi altri lo aggancia saldamente alla realtà del suo mondo. Che sia quello della formazione religiosa o quello dei villaggi del Laos.

Ancorato in alto e in basso. Proiettato verso la Trasfigurazione e trascinato  di tutto cuore verso l’umanità  dolorante ( altare vivente, la definisce).Mario  sente tutto lo struggimento, la fatica , la gioia, la sensazione di andare  costantemente oltre i limiti e la consapevolezza di averne sempre,di limiti, e  sapere che sono sempre  gli stessi. Uno, leggendolo, ha l’impressione di un’anima che , nell’essere vicinissima a Dio, ne venga incendiata e bruci di un fuoco impetuoso.

Chissà che qualche scintilla non svolazzi dalle pagine del suo Diario e venga a scatenare qualche fuocherello, per quanto misero e fumigante , nelle sterpaglie gelate che crescono dentro di me, che lo sto leggendo e rileggendo e rileggendo ancòra.

C’è da sperarlo- è proprio il caso di dirlo- ardentemente.

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