Una lettera lunga come un treno.

Come ormai sappiamo ufficialmente, Mario Borzaga  resterà nella storia, Beato e Martire. Tuttavia a me piace ricordarlo anche come uno scrittore nato, per capacità e per passione.Lo si comprende benissimo leggendo le sue  pagine : lontane da ogni formalismo e ricercatezza a sé stante, scritte con uno stile libero, originale e spontaneo. Perfettamente padrone della lingua , senza nessun obbligo e timore nell’usarla , Mario lavora le parole  in modo personale e creativo, spesso aldilà dei loro significati originari: le impasta insieme fino a coniare espressioni incisive e mai banali. Come nel caso del titolo di oggi.Da dove salta fuori?

Racconta la sorella Lucia che con la famiglia c’era una corrispondenza epistolare mensile. In quel periodo – siamo subito prima della sua uccisione –le sue lettere tardavano , tanto che la mamma lo rimproverò. Lui, allora, motivò la mancanza per i troppi impegni in missione, con la promessa che la prossima sarebbe stata una ” lettera lunga come un treno”. Quella lettera, purtroppo, non arrivò mai.

In compenso , è arrivata a noi, una letterona di quelle dimensioni.

Il Diario lo possiamo anche considerare così: una lunga corrispondenza quotidiana che si snoda per anni. Un’unica lettera aperta a tutti quelli che la leggono.Oppure, se si preferisce, tante letterine giornaliere, tutte con la loro brava data e a firma implicita, a formare un vero e proprio epistolario. Mario si racconta, mi racconta, ci racconta. Senza mai nominarle, parla della sua eroicità senza essere eroe, di  una grandezza costruita sulle piccolezze, di  una fede bruciante e fortissima che incendia ogni cosa.

Confesso che mi dispiace un pochetto “sostituirmi” a Mario. Seppellire sotto  una quantità di parolette mie le sue parole, che sono quelle veramente belle e forti. Il problema me lo sono posto quando ho iniziato questo blog. L’alternativa in ballo era quella di “lasciar parlare lui” standomene ben zitto, limitandomi a  postare, ad esempio, un suo pensiero al giorno. Il fatto è che non mi piacciono gli spezzatini, e che la frasi, per quanto belle  e profonde fossero, una volta isolate, scolpite nel marmo virtuale, mi sono sembrate perdere di incisività, di calore, e diventare meno penetranti. Specie se  molte, in rapida successione, e riportate sconnesse dai contesti in cui erano state scritte. In più, il rischio era quello  di dare l’idea di una persona che parlasse stile oracolo, dispensando pensieri già pronti per l’eternità….Insomma una bella pala d’altare, un bel mezzobusto in marmo; non Mario in carne, ossa, fremiti e Dio che viene fuori dal suo libro in modo così reale che ti sembra di poterlo toccare con la mano.

Per cui, sperando che Mario mi perdoni, ho preferito rimandare sì al  suo Diario, rimandare di continuo, come è giusto che sia. Ma lasciando chi legge “sul gusto”. A quelli a cui fossi riuscito a farlo  venire, il gusto, consiglio caldamente di dargli soddisfazione fino in fondo. Cercatelo, trovatelo e soprattutto leggetelo, questo benedetto Diario di un uomo felice.

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