Quel Gesù dietro ai capelli.

Dietro ai capelli? Che stramberia sarebbe? Una stramberia nemmeno troppo stramba, a guardare bene. In fin dei conti, nei Vangeli si racconta di un Gesù che la gente si ritrova ovunque, anche nei posti più impensati. Mica detto, dunque, che lo si debba incontrare solo nei luoghi deputati: nel silenzio delle chiese e nella penombra delle candele. Prendiamo ad esempio questa frase di Mario, tolta dal suo Diario:

” Se ho motivo di essere triste, mi tiro i capelli negli occhi, dico Ciao Gesù, e sorrido.”

Che cos’è questa? E’ una di quelle irruzioni della fede nella quotidianità, di cui il Diario è pieno: quotidianità degli stati d’animo e dei gesti. O forse, potrei anche  dire che è una irruzione della mistica profonda nella banalità della vita di ogni giorno. Però, ora che  ci penso, mi accorgo che entrambe le affermazioni sono vere:  nella giornata di Borzaga, a quello che leggiamo dalle sue parole e lungo gli anni, non pare esserci nessuna  cesura tra tempo per Dio e tempo per sé, tra preghiera e azione, tra meditazione e lavoro. Come in  un capillare sistema di vasi comunicanti, tutto va in circolo dappertutto: ne risulta una realtà spiritualizzata continuamente e senza sforzo dalla compresenza di Dio, e una fede materializzata nelle cose: fatte, da fare, in progetto, in divenire.

Generalmente si dice: la preghiera viene prima ; sarebbe insomma  il carburante del motore che fa muovere tutti i santi. Vero. Ma, guardando il modo di vivere di Mario, si ha l’impressione che non ci sia quasi un prima e un dopo, e che ci sia piuttosto  un lungo, domestico, sincerissimo durante. La presenza di Dio, e più frequentemente quella specifica di Cristo, te la senti sotto il naso, tanto  è scovata con naturalezza nei momenti anche più piccoli e insignificanti : e mai  per vezzo o per ossessione devozionalistica. Ma perché, semplicemente, Gesù Cristo lui lo sente lì. Io  leggo la  frase di cui sto parlando, e tantissime altre come questa, con la sua immediatezza fresca e senza filtri,  e la sensazione stupefacente è proprio quella : Gesù Cristo è lì con Mario.

Da notare anche la confidenza estrema, il tono da camera e la nota di amicizia che ci sono in quel “Ciao, Gesù“. Straordinari, ancora più se si pensa che siamo ancora in epoca preconciliare, in cui, tanto per dire, era il solenne e distaccatissimo VOI, a essere prescritto nelle preghiere e nelle giaculatorie. Segno –  che doveva essere conclamato – di tutta la siderale distanza, la incommensurabile differenza tra Creatore e creatura, tra Cristo della fede e fedele ginocchioni ai suoi piedi. Nulla di tutto questo, qui: c’è una possibile , umanissima tristezza (  cosa di più normale e comune nelle giornate di tutti quanti , le mie per prime ? ), un possibile, umanissimo richiudersi su se stesso, con quel gesto intimo e difensivo del tirarsi giù i capelli sopra gli occhi, e , da lì dentro, dal mezzo della tristezza e della difensivasalutare Gesù. Nemmeno una preghiera, una invocazione , una meditazione. No: basta un “ciao”. A ben guardare è l’equivalente di quello che oggi  ci si manda per messaggino  tra amici e fidanzati: senza nessuna utilità apparente se non quella- ma è fondamentale- di dire: io sono qua e so che tu ci sei.

Un saluto, un sorriso e via. E il Cristo pantocratore te lo ritrovi compagno di stanza.Un salto che anticipa una bella fetta di teologia conciliare.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...