Due storie parallele.

pathet-lao

 

E’ il 25 aprile del 1960.

“Coloro che sono presenti lo vedono partire – secondo la testimonianza di p. Chevroulet – sacco sulle spalle, berretto sul capo, vestito di nero come i Hmong, lo seguono con gli occhi per un centinaio di metri e poi sparisce alla curva per immergersi nella foresta e scendere verso il fiume Nam Ming.”

Non si immergono solo nella foresta, Mario e  Xyooi: dietro a quella curva, sta per iniziare la loro personalissima via Crucis. Ecco: leggendo le poche parole, scarne, del resoconto del testimone, mi sono risuonate altre parole, altrettanto scarne, di altri testimoni, riportate nel Vangelo. E mi sono accorto che il martirio dei due ragazzi può essere letto e vissuto quasi in parallelo con quello del Calvario.

 

“Partendo aveva detto semplicemente: “Tra quindici giorni a Luang-Prabang”. Invece non lo si rivedrà più, né lui né il suo catechista” “

Ecco, è giunta l’ora….

 

“…..di avere visto padre Mario e Xyooj con le mani legate dietro la schiena” .

Allora Anna lo mandò, con le mani legate, a Caifa, il sommo sacerdote….

 

“Spinti dai soldati, salivano per il sentiero e dove questo si biforca si sono fermati. I soldati hanno tolto la camicia ai prigionieri e li hanno costretti a inginocchiarsi. Li hanno colpiti con il calcio del fucile gridando contro di loro. ….Xyooj, che parlava e rispondeva, è stato colpito più e più volte con il calcio del fucile, sulla testa, le orecchie, tutto il corpo, al punto da sanguinare da ogni parte”

Lo spogliarono….Allora gli sputarono in faccia e lo schiaffeggiarono; altri lo bastonavano, e lo percuotevano con una canna ….e gli fecero e gli misero in capo  una corona di spine…..

 

 

“ll padre parlava in una lingua sconosciuta; poi è rimasto in silenzio, coperto di sangue.”

Ecce homo. ……      “Di dove sei tu?” Ma Gesù non gli diede risposta.

 

 

“Pregava in Hmong: “O Dio, proteggi noi e proteggi il nostro destino; tu li vedi e tu vedi quello che stanno per fare”

“Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!”.

 

 

“Li hanno quindi obbligati ad alzarsi e tenendoli per le braccia li hanno spinti più lontano, verso un luogo più nascosto.”

Dopo averlo così schernito, lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo….Essi presero Gesù, per crocifiggerlo.

 

 

“Li abbiamo costretti a scavare una fossa…”

Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a prender su la croce di lui.

 

 

“Io ho sparato loro. Il Hmong morì sul colpo, ma l’americano, caduto nella fossa, cominciò a gridare: “Perché avete sparato a un padre?”. Senza aspettare li abbiamo ricoperti di terra».

Verso le tre, Gesù gridò a gran voce:  «Elì, Elì, lemà sabactàni?» ,  che significa:  “ Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”.. Emesso un alto grido, spirò.

 

Come si vede, un pomeriggio come allora:  di violenza, ferocia , sangue e morte. Eppure, di una ordinarietà  sbrigativa, come allora: una esecuzione come infinite altre. I carnefici non capiscono nemmeno chi stanno veramente facendo fuori: un “pericoloso sovversivo” a Gerusalemme, “un americano” e un suo fiancheggiatore collaborazionista in Laos. Un pomeriggio che sembra finire in un sepolcro in un caso, in una fossa ricoperta frettolosamente nell’altro. Dando così un suono  tombale e definitivo- sembrerebbe!- a quel ”Tutto è compiuto” che i vangeli mettono in bocca al Crocifisso. Là come qui, tutto sembra veramente finito.

E invece no. Quel sepolcro resterà sigillato per poche ore appena, e questa misteriosa fossa, anche se mai ritrovata,  non riuscirà a mettere la parola fine alla missione di Mario e Xyooi. Che, fisicamente scomparsi, tra qualche giorno riappariranno sugli altari e nel canone dei Beati, piu’ vivi , forti e missionari che mai.

Una cosa manca, su questo calvario nascosto nel cuore della boscaglia laotiana, rispetto a quello originale. Manca Maria. Le  madri di Mario  e Xyooi non hanno   assistito al massacro dei loro ragazzi. Non hanno avuto il momento delle loro Pietà: non li hanno riavuti tra le braccia, se pure senza vita. A loro è toccato un lungo e completo silenzio, pesantissimo, una assenza incombente e dolorosa. Da quel giorno, una voragine di solitudine si spalanca sotto i loro piedi e ad essa non si rassegneranno mai. Lucia, la sorella di Mario, racconta che per tutta la vita sua madre  ha continuato a ripetere : lasciatemi andare, vado io in Laos a cercar el me Mario. E la madre di Xyooi, costretta ad andarsene in quanto cristiana, quando ci fu l’espulsione dal paese, non voleva assolutamente farlo: era come perdere il suo ragazzo una seconda volta.

A me piace, e mette di buon umore, pensare che ormai da tempo li hanno ritrovati entrambi, tutte e due. E non hanno avuto bisogno di aspettare l’undici dicembre del 2016, come noi,  per vederli e saperli per davvero nella gloria.

Annunci

Un pensiero su “Due storie parallele.

  1. Una Suora di Clausura – Sr. M. Cristiana – ci ha donato “Il vantaggio di essere piccoli”: «l’abbandono» in S. Teresina del Bambin Gesù e P. Mario Borzaga. Oggi, Lorenzo ci ha dipinto un altro dittico: la Via Crucis dei Martiri P. Mario e Paolo Xyooj, descritta da un testimone oculare, e quella di Gesù!
    Ma quanto è vero ciò che scrive Lorenzo e lo riprendo: “Una cosa manca…Manca Maria. Le madri di Mario e Xyooi non… hanno avuto il momento delle loro Pietà: non li hanno riavuti tra le braccia, se pure senza vita”.
    Da meditare e poi puntare diritto alla Risurrezione.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...