Tifare, per i santi?!

Lo so: la domanda  può’ sembrare bizzarra. Ma, a pensarci bene, ci sta tutta. Me l’ha fatta venire in mente un amico che ha commentato un  precedente post , qui sul blog, scrivendo ” ...tifare per un uomo “felice”come Mario puo’ essere facile…

Riflettendoci un attimo , l’espressione calza : esiste un vero e proprio tifo per i santi. Soprattutto, ne esistono i tifosi. In primo luogo, ovviamente, ci sono i loro devoti: persone che , a vario titolo e in varia misura, sono legati ai “loro” santi da un rapporto speciale e particolarissimo. Poi, ci sono quelli che questo legame non ce l’hanno: ma individuano in un certo santo una sorta di eroe, una bandiera da seguire, un simbolo da innalzare a difesa di determinati valori e principi fondanti. Infine , altri ancora utilizzano questo o quel santo come un’armatura da indossare contro; o per difendersi, o per attaccare.

La questione non è di pura teoria: tutt’altro. Siamo in marcia verso una data in cui ci verrà proclamato un nuovo beato, Mario. Per la verità , due ( il suo catechista Paolo Thoj Xyooj) e anzi di più, considerando gli altri martiri laotiani che verranno innalzati agli altari a Vientiane l’11 dicembre. Capire chi sono è importante: ma lo è altrettanto capire che cosa loro diventeranno per noi, dopo la loro beatificazione. Che ne facciamo? E, se scusate la provocazione, che ce ne facciamo? Quella del tifo, è una buona approssimazione: sintetizza  non solo  la gioia per questo ” traguardo” certificato, ma festa, entusiasmo, momento corale di felicità.Nulla di male, molto di giusto e umano e naturale. Ma guardando da vicino i tre gruppi di tifosi in cui ciascuno di noi può riconoscersi, saltano subito fuori i rischi di questa appartenenza.Per i tifosi devoti, quello di una eccessiva attenzione alla figura del santo: che finisce per diventare una specie di piccolo dio  che fagocita rapidamente tutto il resto della vita spirituale. Per i tifosi sbandieranti, quello di una eccessiva idealizzazione della figura del santo: che viene disumanizzato, diventa un simbolo di una particolare virtù con cui lo si identifica e a cui finisce solo con il prestare un nome e il volto. Per i tifosi barricaderi, quello di una forzatura strumentale della figura del santo,  che diventa così una “clava”, religiosamente parlando, con cui “smazzolare” presunti avversari . Per fare qualche esempio che chiarisca quello che voglio dire, si può rischiare  di  diventare un tifoso devoto di padre Pio ( per via della grande quantità di miracoli e grazie  di cui si parla da sempre), un tifoso sbandierante di Santa Maria Goretti ( per esaltare la purezza virginale)  e un tifoso barricadero di san Pio X ( per via del Catechismo preso a baluardo contro i mutamenti conciliari). E questo senza togliere un pelo alla grandezza assoluta e fuori discussione   di san Pio, di santa Maria Goretti e di san Pio X, né mancare di rispetto in alcun modo a tutti  gli ottimi devoti di questi tre santi. Come al solito qui io parlo prima di tutto per me , ed è quindi me stesso che metto prima di tutto in guardia.

Il fatto è che cadere in una di queste tre situazioni di rischio finisce con lo sminuire il ruolo della persona che la Chiesa beatifica o canonizza, anche se in apparenza lo si esalta; e, allo stesso tempo, finisce con lo snaturare il messaggio che da queste persone ci arriva. Il ruolo c’è, ed è attivo e centrale nella visione cattolica, dove la comunione dei santi è verità di fede, proclamata solennemente ogni volta che recitiamo il Credo. La Chiesa ci dice che con i  santi noi siamo in comunione, e a loro possiamo rivolgerci come intercessori e mediatori di grazie; e, in essi, noi troviamo incarnata una strada da percorrere NOI STESSI,  concretamente, per seguire Gesù Cristo. Se noi li consideriamo dei semidei o delle bandiere, facciamo un pessimo servizio  a noi, a loro, a Cristo stesso.

Mario , che pure cita frequentemente i santi, lo fa sempre tenendo ben presente le due rotaie del binario su cui la Chiesa ci pone fermamente, e la destinazione di arrivo del binario, che si chiama appunto santità : non imbocca scorciatoie miracolistiche  e non cerca facili bancomat di grazie a buon mercato. Dopo aver letto e riletto il suo Diario mi pare di poter dire che entrambi questi scenari gli siano completamente estranei. Mi sembra come sempre un ottimo esempio da seguire, il suo. Quanto a cosa ne faremo del Borzaga Beato Martire,  riporto e sottoscrivo le parole che ho citato  parzialmente all’inizio di questo post:

“……essere “tifosi” di un uomo felice come Mario, può non essere difficile; la difficoltà sta nel saper vivere e morire conservando la gioia di una appartenenza disposta a stare sotto la croce di Gesù e “ambire” ad imitarlo…..” ( Romolo Maiorani)

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