Il poco povero tempo

Conviene ritornare sulla consapevolezza del tempo  tutta particolare che Mario Borzaga dimostra di avere e che traspare dalle pagine del suo Diario.   Anche in essa si avverte una progressiva accelerazione e approfondimento , con il passare degli anni. Nel 1957 Mario utilizza questa curiosa espressione:

“…il poco povero tempo che il Signore mi ha affidato.”

Nel 1957, Mario ha 25 anni. Non è un vegliardo che sa benissimo di essere al tramonto e attende la fine: tutto il contrario. Da dove gli viene,allora, quel “poco”? Certamente colpisce in lui- lo si vede ancora meglio nei passi in cui affronta l’idea del martirio – la sensazione di urgenza, di scadenza dei tempi, di precarietà della esistenza che mette direttamente in conto e in relazione con la natura stessa della sua scelta di missionario.

Non so se si possa parlare di una intuizione particolare sul suo futuro: sicuramente la sua lucidità assoluta gli faceva mettere nel novero delle possibilità concrete quella di una morte improvvisa e violenta, come spesso accade a chi sceglie un certo tipo di missione.Ma c’è anche dell’altro, e questo era già presente negli anni della formazione. E cioè avere ben chiaro di essere qui non per scaldare il banco , ma di essere stato messo in gioco : con uno scopo preciso, dei destinatari precisi e una finalità specifica ( seguire Cristo) A questo solo , tutto, tutto quanto il resto viene finalizzato, preordinato e subordinato: lo studio, lo scolasticato, la professione, l’ordinazione sacerdotale, la scelta missionaria, la vita nei villaggi con tutto il suo micromondo. Ne derivano  delle antenne ben dritte e una sensibilità acuta per il modo di impiegare il tempo in ogni cosa, un esame di coscienza pignolo e costante su questo argomento e una volontà ferrea nel non abbassare la guardia nella vigilanza sulla questione. Il tempo non è illimitato e di cui disporre capricciosamente , come va va, ma al contrario  è una risorsa limitata, preziosa, ricevuta in affidamento da Dio , per essere utilizzata per gli altri. Risorsa su cui Mario , come al solito, non si fa illusioni: né di durata, né di risultato.Piantato come sempre saldamente per terra, definisce “povero” il tempo che ha a disposizione:  prezioso non perché dato a lui per  raggiungere mirabolanti mete, ma perché dono diretto del Signore. E da distribuire così come ricevuto: a piene mani, generosamente, senza fare troppe storie ed eccessive preoccupazioni. Scrive infatti:

“Il primo che arriva a chiedermi qualcosa ha diritto a quel poco povero tempo che il Signore mi ha affidato» (17 aprile 1957).

Anche questa, una grande sfida per noi che lo leggiamo oggi.Se pensiamo alla quantità di filtri, barriere, selezioni di ogni tipo che mettiamo in campo ( come persone e come società) per selezionare e selezionare e poi selezionare ancora le persone che , in mille diversi modi, ci incrociano portando in braccio le loro difficoltà e le loro sofferenze,c’è da  sentirsi perlomeno in imbarazzo. Mario, preso dalla proposta cristiana per davvero, è in modalità darsi tutto senza trattenere nulla.Noi, perlomeno io, siamo in perenne modalità risparmio energetico, giochiamo il nostro coinvolgimento in una difesa sparagnina e a catenaccio, sempre timorosi di sperperare tempo, risorse, energie, vita.

Converrebbe che Mario ci facesse un ciclo di ripetizioni sul tema, come si fa  con gli scolari recalcitranti.

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