Mario Borzaga e il paradosso della felicità.

A conclusione di questo colpo di sonda sul tema della felicità, indispensabile se si pensa che Mario intitola il suo come il Diario di un uomo felice, mi sembra importante sottolineare una sua caratteristica peculiare.

Mario non se la cava mai con qualche facile piroetta verbale.Non azzarda  fughe nelle frasi fatte,  non cerca  scappatoie intellettualistiche, non si rifugia nella filosofia : insomma non ricerca mai una soluzione che gli permetta di tenere insieme  gli aspetti anche più difficili e in apparenza contrastanti della vita di fede. In questo caso, non esita a portare avanti questa sua  proclamazione di felicità- quasi una  rivendicazione- pur senza nascondersi nulla della durezza senza sconti della sua storia e della vita in generale. Se c’è una cosa che mi ha sempre conquistato nelle pagine di Mario è proprio questo:  la sua capacità di guardare dritto negli occhi la complessità delle cose dell’anima, di non nascondersene le contraddizioni, di andare dritto al nocciolo delle affermazioni di fede, gettandosi in avanti, nel cuore stesso del mistero.

Nel caso specifico, non rinuncia affatto  a misurarsi e a fotografare quello che potremmo definire benissimo come il paradosso della felicità cristiana. E lo sintetizza così:

Ho compreso la mia vocazione:essere un uomo felice nell’intento di identificarmi con Cristo crocifisso.”

La felicità come vocazione, cioè come chiamata; l’ancoraggio alla concretezza personale: non una felicità generica, ma essere un uomo felice. Cioè non una condizione esistenziale teorica a cui tendere, ma un programma pratico di vita da mettere in opera; non una questione da discussione accademica, ma anzi,che coinvolge  la propria esperienza e la propria umanità tutta intera; non una ricerca ideale, ma agganciata a una finalità ultima, decisiva e definitiva: Gesù Cristo. E, anche qui, non un impegnativo, ma indefinito, proposito di seguirlo, quanto un radicale intento di identificarsi con Lui. Non con Lui, e basta: con Lui crocifisso.

Ecco: in sedici parole, c’è tutto Mario. Che ha la consapevolezza precisa del Dio che chiama, della propria risposta, del proprio programma, della propria meta, del traguardo finale. Così, in sedici parole, l’equazione che mi sembrava improponibile, tra felicità e croce, Mario me la mette nero su bianco senza batter ciglio e senza nessuna enfasi verbale. Con la semplicità e la naturalezza di chi le cose le sa.

 

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Un pensiero su “Mario Borzaga e il paradosso della felicità.

  1. ……essere “tifosi” di un uomo Felice come Mario, può non essere difficile; la difficoltà sta’ nel saper vivere e morire
    conservando la gioia di una appartenenza disposta a stare sotto la croce di Gesù e “ambire” ad imitarlo, come poi,
    lui stesso è stato chiamato all’estremo dono.

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