Mario e l’Evangelii Gaudium

Ok, lo so.C’è un salto di qualche decennio tra Mario e l’enciclica di papa Francesco.E tuttavia, se uno legge molti dei passi scritti da Bergoglio, trova in  quelle parole molti atteggiamenti, propositi, affermazioni e proponimenti del Borzaga missionario.Che sembra incarnare e prefigurare, con tutto quel po’ po’ di anticipo, lo spirito e la lettera di quanto Francesco scriverà mezzo secolo più tardi.

Che la vicenda di Mario traboccasse di quella particolare “gioia del Vangelo”, me n’ero già accorto anche io. Ma è sulla missione, quella febbre che sembra colpirlo fin dai primi anni della sua formazione per non abbandonarlo più fino al martirio,  che si scoprono delle analogie sorprendenti.

Prendo ad esempio un punto solamente. La celebre frase di Mario sulla natura e il destino dei missionari: “Noi missionari siamo fatti così: il partire è una normalità, andare una necessità. Domani le strade saranno le nostre case: se saremo costretti ad ancorarci in una casa, la trasformeremo in una strada che conduce a Dio”. Non c’è, in questa affermazione, descritta in sintesi,una identità quasi sovrapponibile con  la teologia della Chiesa in uscita così cara a papa Bergoglio?

Leggo dall’enciclica : Nella Parola di Dio appare costantemente questo dinamismo di “uscita” che Dio vuole provocare nei credenti. Abramo accettò la chiamata a partire verso una terra nuova (cfr Gen 12,1-3). Mosè ascoltò la chiamata di Dio: «Va’, io ti mando» (Es 3,10) e fece uscire il popolo verso la terra promessa (cfr Es 3,17). A Geremia disse: «Andrai da tutti coloro a cui ti manderò» (Ger 1,7). Oggi, in questo “andate” di Gesù, sono presenti gli scenari e le sfide sempre nuovi della missione evangelizzatrice della Chiesa, e tutti siamo chiamati a questa nuova “uscita” missionaria. Ogni cristiano e ogni comunità discernerà quale sia il cammino che il Signore chiede, però tutti siamo invitati ad accettare questa chiamata: uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo.( EG, cap 1, 20)

La normalità del partire e la necessità dell’andare di cui parla Mario, non sono la stessa cosa della chiamata alla ” uscita missionaria” di cui parla Francesco? La trasformazione della propria eventuale casa in una strada che conduce a Dio che ci racconta Mario, non è un altro modo di esprimere l’uscita dalla propria comodità per raggiungere ogni periferia che abbia bisogno della luce del Vangelo a cui ci esorta Francesco?

Io direi di sì, e che lo è in modo lampante.

Ecco allora che quella sottolineatura di papa Bergoglio, mille volte ribadita: cioè che “siamo tutti invitati ad accettare questa chiamata” trova conferma nella volontà non solo espressa a parole, ma vissuta nei fatti da padre Mario. Cosa importante assai: perché se per un caso mi venisse la tentazione di dire ” non son per me queste parole, non mi riguardano, troppo alte, troppo difficili da mettere in pratica”  l’esempio di Mario sta lì a inchiodarmi al muro della realtà. La sua storia è lì e mi sfida : Cosa dici? Ce l’ho fatta io,che ero e sono uguale a te. Perché tu te ne dovresti chiamare fuori?

Alla fine,i santi sono un grandissimo impiccio per i nostri alibi piagnoni:ce li mandano all’aria senza tante storie, e ci lasciano scoperti davanti al bivio della risposta che ci tocca.In questo caso: ci stai anche tu? Ti dai una mossa? Andiamo? Usciamo?

 

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