La sfida di Mario

Cari Amici,

questo blog si è aperto il giorno dei Santi e terminerà il giorno 11 dicembre 2016, in tempo per accompagnare me e tutti coloro che lo vorranno alla beatificazione di padre Mario Borzaga, OMI.

Molte cose sono state scritte su questo giovanissimo missionario, morto martire in Laos e mai più ritrovato. Chi lo ha fatto, lo ha fatto certamente meglio di me.Soprattutto, per chi volesse incontrare per davvero Mario, c’è una opportunità perfetta: leggere il suo Diario di un uomo felice, esperienza che mi sento di raccomandare a chiunque.

Io , qui, mi limiterò a pensare, scrivere e argomentare innanzitutto per me: partendo dal presupposto che proclamare beato o santo una persona, non è fatto che riguardi solo la vita della Chiesa Cattolica e la devozione di ciascun fedele.Battendo questa strada si trasformano rapidamente i Santi in santini, e l’operazione prende una piega che può piacere o meno, ma certo non è in grado di penetrare nella storia delle persone come un coltello in una mela, spaccandola a metà. Invece sono convinto che se la Chiesa impegna tempo, uomini, risorse ed energie, e infine la sua autorità al massimo livello per dire al mondo intero: occhio, questa persona è un santo ( o beato), ci sarà una motivazione più profonda e urgente.E io penso che sia questa: sbattermi sotto il naso la vicenda di un uomo o di una donna esattamente simile a me, che ha accolto, con esiti e percorsi del tutto variabili, la sfida ( questa poi è, in parole povere la famosa ” chiamata”) che Gesù di Nazaret, attraverso i secoli e i millenni, continua a lanciare in giro per la storia e per il mondo: ci stai? Seguimi.

E che la rilancia, questa sfida, a me. Facendone una roba quotidiana, domestica, che arriva dai fatti di tutti i giorni e viene accolta in quella stessa dimensione.Mario, con la sua aria ironica e forte e le sue orecchie a mezza sventola su un sorriso aperto, sta lì a fare questo.

A sfidarmi.

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